Ritorno al futuro, circa 1950
Volevo solo dire.
Un viaggio come questo, si può fare.
Basta volerlo.
Non è che sia fortuna improvvisa e che un giorno mi sia risvegliata come per magia a pedalare sulla costa della Cambogia con le scimmie che mi inseguivano senza sapere bene come fosse successo.
Ho lavorato, ho risparmiato, ho deciso di sputtanarmi una parte, lo ripeto, UNA PARTE, dei miei risparmi e un anno della mia vita. E poi perchè usare questo verbo. Usiamone uno positivo. Ho lavorato, ho risparmiato, e ho deciso di GODERMI una parte dei miei risparmi e un anno della mia via.
Quindi a chi mi chiede, legittimamente, ma chi te li ha dati i soldi? Rispondo: Io, me medesima, me stessa in persona carne e ossa. Sono anche molto brava a gestirmeli, i miei fondi.
Sponsor? Ma che gliene frega agli sponsor di una che è partita per caso e per caso ha deciso che voleva continuare e arrivare fino a dove è arrivata, senza programmi ben precisi. La famiglia? Se era per loro mi legavano a una sedia e mi spedivano in ricovero forzato in ospedale psichiatrico. Vabbè un pò esagero, ma insomma, tanto felici non erano. Io poi sono di un orgoglio patologico e non accetterei mai di essere mantenuta dai miei.
E il lavoro? E la carriera? Non c’è l’azienda di famiglia che mi aspetta. Ho fatto una scommessa. Ho rischiato. Viste le condizioni non proprio rosee dell’economia italiana nel 2009, non è che avessi niente da perdere e niente all’orizzonte che mi interessasse. Fatto sta che nel 2010 le cose vanno da dio. Prima ero lì che sbattevo la testa nel muro e mi struggevo perchè niente andava come desideravo io, ricevendo zero risposte ai circa 500 curriculi che ho spedito in giro. Adesso ha girato bene. Mi sono data da fare e aspetto con entusiasmo di cominciare a usare creativamente tutta questa energia che ho.
Si può fare. Basta volerlo. Basta osare un pò.
Lisa: Scusi, per Terracina vado a destra o proseguo?
Ciclista in tutina: Prosegui. Anzi, guarda ti accompagno io che devo acchiappare il mio gruppo. Ma vai proprio a Terracina?
L: Sì, oggi vado là.
C: A questo passo dovresti arrivare abbastanza in fretta. Sei abbastanza veloce per essere una ragazza.
L: Grazie, ci provo.
C: Ma gli amminoacidi li prendi? Ti fanno bene, gli amminoacidi, vai più veloce.
L: No.
C: E l’aspirina? L’aspirina la prendi? Fludifica, ti fa andare più veloce.
L: No, non è che la velocità sia il mio obiett…
C: E gli integratori? Quelli ti fanno bene, eh. Io lo so, io. Faccio 25,000 km all’anno!
L: Ah, bravo! No, non li prendo.
C: Senti, ma quei pedali strani che hai. Non hai gli attacchi, come mai?
L: Sono comodi, sono larghi. Evito di trasportare un paio di scarpe in più. Molti cicloviaggiatori usano questo tipo di peda…
C: Ma il ginocchio, la torsione, la trazione verso l’alto, la spinta, come fai ad andare più veloce?
L: Più che altro io penso alla destinaz…
C: E il telaio, ma cos’è di alluminio? Io ti consiglio il carbonio.
L: In realtà io pensavo a un telaio di acciaio…
C: Macchè, l’acciaio è pesante, come fai ad andare veloce! Lo so, io. Faccio 25,000 km all’anno.
L: Eh, già.
C: Ma quanto bevi? Bevi? Anche se non hai sete, bevi.
L: Sì s’, bevo. A proposito, mi fermo a prendere un pò d’acqua.
C: Allora stai attenta: se vedi il fosso, stai a sinistra, altrimenti mantieni sempre la destra.
Il tempo passa sempre molto in fretta, ed è già trascorsa più di una settimana da quando sono partita da Avellino.
Sabato 13 novembre sono andata a Benevento. Lungo la strada ho incontrato molti ciclisti, finalmente. Benevento è una città molto piacevole, ricca di siti archeologici romani, dove ho avuto la possibilità di incontrare attivisti della FIAB che mi hanno regalato una bella ospitalità (35 km).
Il lunedì successivo mi sono diretta a Napoli. A partire da Acerra, il panorama è decisamente deteriorato. Questa periferia è così deprimente. La crisi della spazzatura che è su tutti i giornali è reale. Ci sono montagne di rifiuti ovunque, e per montagne intendo le Alpi, non gli Appennini. Gli automobilisti non sono particolarmente aggressivi nei miei confronti. E’ proprio solo come se non esistessi per cui mi passano vicinissimo e mi tagliano la strada senza nessun rimorso. Ma Napoli mi ha subito conquistato, monnezza o no. Ho fatto la turista, sotto la pioggia battente. Per fortuna la pioggia ha fatto una pausa proprio in tempo per la Massa Critica di venerdì sera, bell’esperienza, un gruppetto compatto ma vivacissimo di attivisti della bicicletta. Napoli ne avrebbe tanto bisogno, di qualche bicicletta (83 km).
Secondo le previsioni del tempo, il 20 novembre sarebbe dovuta essere una giornata senza pioggia. Ma perchè poi fidarsi delle previsioni del tempo? Giammai. Infatti dopo 50 dei 100 km previsti per la tappa, è iniziato il primo dei numerosi temporali che mi hanno portato a destinazione, fradicia con un principio di branchie. Anche il contachilometri mi ha abbandonato. Si è proprio rifiutato di collaborare. Di nuovo, il paesaggio campano immediatamente prossimo a Napoli è di grande squallore. La costa percorsa dalla Domiziana è molto simile a quella romagnola, piatta e con pineta, ma il maltrattamento edilizio compiuto in questa zona della Campania è incomprensibile. E’ brutto, nè più, nè meno. E come si oltrepassa il confine regionale con il Lazio, poco dopo Villa Domizia, la spazzatura onnipresente svanisce come per magia. Peccato per il diluvio perchè la costa da Formia, passando per Gaeta, Sperlonga fino a Terracina stessa è veramente panoramica. Il mare in tempesta di sotto, il cielo nero di sopra sono molto drammatici (più o meno un centinaio di km).
In Campania, ho avuto il piacere di essere ospitata da Ivana e famiglia ad Avellino, Massimo a Benevento e Giovanni a Napoli. Grazie di tutto!
Lo dice anche Pulcinella!
Massa Critica, terzo anniversario, Napoli
Dalla Campania è ora di fare un aggiornamento sull’attaversamento della Basilicata.
Sono partita da Matera con un bel sole il 7 novembre verso Potenza. Subito dopo Matera, ansiosa di abbandonare la strada statale a causa della velocità delle auto, ho fatto un errore e ho svoltato troppo presto. Mai errore poteva essere più piacevole! Ho pedalato lungo il Lago di San Giuliano, per una strada provinciale praticamente deserta a parte qualche gruppo di motociclisti. Molta fauna locale, per esempio un granchio dell’asfalto (vivo), un enorme tasso (morto), una volpe (morta), numerosi uccelli rapaci (vivi), un pastore con radio sintonizzata sulle partite (vivo), due faine (morte), un ciclista bardato di tutto punto con tutina e telaio di carbonio che prendeva l’aperitivo al bar di Tricarico (vivo). Dopo Tricarico sono entrata in un bosco di querce, forse la parte più bella di questa pedalata. Una giornata lunga ma piacevole, 110 km scalando gli Appennini.
Da Potenza sono partita il giorno successivo con un tempo che non prometteva molto bene. Infatti, dopo una partenza in salita per 15 km, si è messo a piovere. Dopo altrettanta discesa sono cominciati i temporali e il vento forte. Ho fatto in tempo ad arrivare a Muro Lucano, dove mi sono rintanata in una stanza d’albergo e non sono uscita per i tre giorni successivi a causa del vento fenomenale (50 km).
Secondo le previsioni ottimistiche o sbagliate di meteo.it, doveva essere una bella giornata. E invece giovedì 11 novembre ha cominciato a piovere dopo 15 minuti che sono partita. Almeno non tirava vento. Ho superato il monte Carruozzo (1228 m.), il passo più alto di questa porzione di Appennini sulla statale 7 e poi sono scesa (anche se mi sembrava di pedalare sempre in salita) fino ai 600 m sul livello del mare di Lioni. Il panaroma è stupendo, anche con la foschia e la pioggia. Ho anche attraversato il confine regionale e sono entrata in Campania. Dopo Lioni ho imboccato la statale Ofantina fino ad Avellino, dove mi aspettava un accoglienza memorabile presso la famiglia Coluccino (102 km).
In Basilicata, devo ringraziare Nunzio a Matera e Marcello a Potenza per avermi aperto le porte delle loro case. Grazie di cuore!



